Tra le numerose traduzioni e rielaborazioni della leggenda del Purgatorio di San Patrizio assume particolare rilievo l’opera composta da Ramon de Perellos: l’autore, infatti, non si limita a riportare il racconto contenuto nel testo di Saltrey (Henry (?) de Saltrey, Tractatus de Purgatorio Sancti Patricii, redatta tra il 1179 e il 1190, opera latina che sancisce definitivamente il legame tra il Purgatorio e San Patrizio e che conoscerà vastissima diffusione), ma si sostituisce al cavaliere Owein, narrando in prima persona i fatti del viaggio da lui stesso compiuto. Il risultato, il Viage al Purgatory, è un testo originale in cui si intrecciano elementi biografici e leggendari.
Ramon proveniva da una nobile famiglia che possedeva territori nel Rossiglione e nel Valenzano; suo padre, François de Perilheux (questo il nome menzionato nei documenti francesi e nel salvacondotto del re d’Inghilterra), fu al servizio del re d’Aragona ed amico del re di Francia Carlo V. Ramon fu educato alla corte di Francia, presso la quale rimase in servizio fino al 1380, ed ottenne prestigiosi incarichi diplomatici e militari anche dal suo sovrano naturale, il re d’Aragona. Nel 1384 divenne Governatore del Rossiglione, e nel 1390 ereditò dal padre il titolo di Visconte di Perellos e di Roda; negli anni 1392-1393 prese parte alle campagne militari di Sicilia e Sardegna, mentre nel 1394 fu inviato a Cipro per concertare il matrimonio dell’infanta Isabella, sorella del re d’Aragona Giovanni I, con il Principe di Antiochia. Nel maggio 1396, quando si trovava alla corte pontificia ad Avignone, ricevette l’incarico di trattare con papa Benedetto XIII in merito alla minaccia delle truppe francesi di invadere la Catalogna e spodestare Giovanni I. Il 18 maggio dello stesso anno fu inviato ad Avignone un emissario (Guillem de Copons) con il compito di informarsi sugli sviluppi della vicenda, ma egli giunse presso Ramon de Perellos quando Giovanni I era già morto (19 maggio 1396), in circostanze poco chiare. Il sospetto ricadde subito sui consiglieri più intimi del re, accusati di aver ordito un complotto; Maria de Luna, la nuova regina, ordinò un processo nel quale fu coinvolto lo stesso Ramon, accusato di essere in accordo con il Conte di Foix, genero di Giovanni I, il quale da tempo aspirava ad ereditare il regno. Le accuse mosse a Ramon non dovevano avere grande consistenza, dal momento che presto egli fu riconosciuto innocente ed ottenne nuovi incarichi diplomatici da parte della corte aragonese. L’evento, tuttavia, suscitò grande impressione, soprattutto perché il re, morto improvvisamente, non aveva potuto confessarsi: pertanto, secondo le credenze dell’epoca, la sua anima era destinata alla dannazione eterna.
La genesi dell’opera è intimamente connessa a questi fatti e all’amicizia che legava Ramon e Giovanni I. Una fitta corrispondenza fra i due, infatti, è ben documentata: nel maggio 1386, per esempio, Giovanni, ancora principe, scrisse a Ramon (che si trovava a Cipro) chiamandolo “conseller nostro”, per fargli richiesta di un’opera di Odorico Matiuzzi; l’anno successivo Ramon ricevette un’altra missiva in cui Giovanni diceva di essere stato nella sua casa di Perpignan, dove aveva preso una copia del Lancelot en Francès. Più vicine alla composizione del Viage sono la lettera che Ramon inviò a Giovanni nel maggio 1386, nella quale riferiva il racconto di un cavaliere che aveva visitato il Purgatorio di san Patrizio, e la successiva risposta di Giovanni, che chiedeva esplicitamente una copia di tale resoconto. Non sappiamo se il racconto cui si fa riferimento sia il Tractatus di Saltrey o la storia di qualche altro cavaliere; è documentato, però, che nel 1394 Giovanni inviò alla figlia, Contessa di Foix, “un libret en il qual havem fet tralladar lo Purgatori de sent Patrici”. Di certo questo testo non poteva essere l’opera di Perellos, che compì il suo viaggio solo tre anni dopo; testimonia tuttavia il vivo interesse per il Purgatorio di san Patrizio nel medesimo ambiente da cui proveniva Perellos.
Ramon dovette concepire la propria opera con una certa volontà di giustificazione personale e politica: durante il suo viaggio nel Purgatorio, infatti, incontra l’anima di Giovanni I, che è detta in via di salvezza. Questa lettura può essere confermata indirettamente anche dal fatto che, poco dopo (1399), Bernat Metge, cavaliere e consigliere del re defunto, anch’egli coinvolto nel processo, compone Lo Somni, dialogo in tre libri ispirato al Somnium Scipionis ciceroniano nel quale, come nel Viage di Perellos, l’anima di Giovanni I è posta in Purgatorio.
Il Viage di Perellos si configura come un complesso originale di elementi reali e fantastici. Buona parte della narrazione è confermata da documenti storici, come il salvacondotto di Riccardo II (Rymer 1709), nonché dalle testimonianze dei personaggi citati nell’opera; il fatto stesso di menzionare personalità ben individuabili all’epoca, come i suoi stessi figli, il nipote e Pere Maça, con il quale l’autore non aveva rapporti di parentela, rende attendibile il racconto. Un testimone importante del viaggio compiuto da Ramon è Guillaume de Courcy, che entrò assieme a lui nella grotta: Guillaume era nel 1397 Maggiordomo della regina d’Inghilterra, figlia del re di Francia, e qualche anno prima era stato a servizio di Giovanni I. Egli si connotava, pertanto, non solo come un personaggio reale e di alta levatura sociale, ma anche come un cavaliere ben conosciuto in Catalogna e alla corte aragonese.
I manoscritti
Il testo del Viage al Purgatory di Ramon de Perellos è tramandato da tre testimoni del XV secolo. Si tratta di due manoscritti occitani e di un incunabolo catalano, oggi perduto:
— Auch, Archives Départementales du Gers, I, 4066 (proveniente dalla Bibliothèque du Grand Séminaire d’Auch, registrato con il n. 12942). Manoscritto cartaceo della prima metà del XV secolo (le profezie contenute nei ff. 39-40, infatti, iniziano dall’anno 1441), scritto in occitano e, in minima parte, in latino, in scrittura corsiva; cm. 19x23; ff. 79, numerati in tre posizioni differenti (una del XV secolo, sul margine superiore a destra, che si arresta al f. LXVIII; una del XVI secolo, sul margine superiore a sinistra, da 23 a 118; l’ultima, moderna, sul margine inferiore a sinistra da 1 a 79); mancante della fine e privo di copertina. Confrontando le tre numerazioni, si evincono alcune perdite: i ff. XV-XVI-XVII; il f. XXIX (relativo a parte del viaggio di Ramon de Perellos); i ff. da LIII a LXIII (Corradini 1997).
— Toulouse, Bibliothèque Municipale, 894. Manoscritto cartaceo della seconda metà del XV secolo (porta la data del 1466), scritto in occitano, in corsivo regolare; cm. 22x16, composto da 100 ff.; il f. 6 è stato strappato (Jeanroy-Vignaux 1903).
— Incunabolo catalano. Stampato nel 1486, impresso probabilmente a Tolosa, andato perduto; attualmente si possiede solo l’edizione di Miquel y Planas (Miquel y Planas 1914), poi riprodotta da Pacheco (Pacheco 1973). Da tale testimonianza si deduce che il testimone catalano doveva contenere diversi errori, per la maggior parte causati da incomprensione di parole provenzali.
Esiste, inoltre, una versione latina del Viage di Perellos nel secondo libro dell’opera dell’irlandese Philippe O’Sullivan (Historiae catholicae Iberniae compendium domino Philippo austriaco IIII Hispaniarum, Indiarum, aliorumque regnorum atque multarum ditionum regi Catholico monarchaeque potentissimo dicatum a D. Philippo Osullevano Bearro Iberno), pubblicata a Lisbona nel 1621 e contenente una descrizione dell’isola.
In assenza del manoscritto originale e di notizie riguardo alla lingua in cui esso fu redatto, il problema dell’archetipo risulta di difficile soluzione. Il testo dell’incunabolo è indubbiamente catalano, anche se presenta un elevato numero di provenzalismi, sia grafici che fonetici; è evidente, tuttavia, la sua inferiore qualità rispetto ai testimoni occitani. Questi ultimi, dal canto loro, dimostrano di discendere da un antigrafo comune appartenente ad una tradizione differente e senz’altro più corretta di quella attestata da C, soprattutto per quanto riguarda la trasmissione dei nomi personali e geografici (Brunel 1956; Colon 1974 e 1980; Finazzi-Agrò 1974; Boretti 2009).
Criteri adottati per l’edizione
Per l’edizione del Viage al Purgatory è stato utilizzato come testo base il codice di Auch. Tale scelta è stata determinata dal fatto che questo testimone, di poco anteriore rispetto a T, contiene alcune lezioni peculiari, ciascuna delle quali si connota come lectio difficilior: si tratta di A eveneygutz contro T seguitz (f. 24v), A cavalguada contro T anada (f. 25r), A endevengut contro T fait (f. 28r).
Le abbreviazioni sono state sciolte e segnalate mediante l’uso del corsivo ed è stata introdotta la punteggiatura moderna; l’opera è stata poi divisa in sezioni, per agevolare la comprensione del testo.
Quanto alla forma grafica, è stato rispettato il poligrafismo del codice, perché ne rappresenta un tratto caratterizzante.
Sono state introdotte correzioni, sempre per comparazione interna, laddove il testo presentava evidenti errori di lettura o di esecuzione manuale del copista. Qualche esempio: ms: dessamparet → dessapparet (f. 22v); ms: lo relegiosses → los relegiosses (f. 23r); ms: maure → moure (f. 23v); ms: lagas → largas (f. 24r); ms: me menar me → me menar (f. 24v); ms: mamanieyra → manieyra (f. 25r); ms: montalhas → montanhas (f. 26r); ms: fasthas → faythas (f. 26v; anche nella scelta editoriale si è ritenuto opportuno mantenere la grafia th, nonostante compaia solo in questo luogo, poiché essa è tipica della zona di Montpellier e potrebbe rappresentare un elemento utile ai fini della definizione della scripta originaria; cfr., per esempio, la forma picath nel ricettario occitano contenuto nel ms. D II 11 della Biblioteca dell’Università di Basilea: Corradini Bozzi 2001, p. 170); ms: ser → ses (f. 28v); ms: vemguem → venguem (f. 29r); ms: dins sen → dissen (f. 29r); ms: no pogra no pogra → no pogra (f. 31v); ms: not → mot (f. 31v); ms: treblah → trebalh (f. 32v). Una correzione introdotta per congettura e non per comparazione interna è indicata nel testo edito da {parentesi graffe}: si tratta di re{ndre} (f. 29r). In presenza di letture incerte o di lacune del manoscritto base, il testo è stato emendato, quando possibile, mediante il codice di Tolosa: le integrazioni proposte sono indicate con [parentesi quadre], poiché possono presentare grafie diverse rispetto al codice di Auch. Le lacune che non è stato possibile colmare sono segnalate con […].
Essendo andato perduto, come già indicato, l’incunabolo C, non si è potuto tener conto della redazione catalana; è stato necessario, tuttavia, prendere in considerazione l’edizione che di C propongono Miquel y Planas e Pacheco relativamente alla lezione costa maltallada, cui corrispondono lezioni errate in entrambi i codici occitani: A cota mantelea (f. 37r), T costa mantela. Sulla base della lezione della redazione catalana si è formulata la congettura costa maltalhada, introdotta nella presente edizione in una grafia coerente con gli usi del manoscritto di Auch. Un confronto con le edizioni dell’incunabolo, inoltre, è stato utile per corroborare la scelta editoriale basata su T nel caso della lezione papa (f. 24v, A proprio; T papa; C papa).
Riferimenti bibliografici
Edizioni
Margherita Boretti
Teoria e prassi di filologia computazionale: aspetti, problemi, sperimentazioni. L’edizione critica del Viage al Purgatory di Ramon de Perellos per la produzione dell’edizione elettronica sul Web con PinakesText, Tesi, Università di Pisa, Corso di laurea specialistica in Letterature e filologie europee, relatori M. Sofia Corradini e Andrea Bozzi, a.a. 2008/2009, in rete.
Alfred Jeanroy, Alphonse Vignaux,
Voyage au Purgatoire de St Patrice, Visions de Tindal et de St Paul. Textes languadociens du quinzième siècle, Toulouse 1903 (codice di Tolosa).
Ramon Miquel y Planas,
Llegendes de l’altra vida, Barcelona 1914 (incunabolo catalano).
Arseni Pacheco (a cura di),
Viatges a l’altre món. Dos relats dels segles XIV i XVII, Barcelona, 1973 (incunabolo catalano).
Studi
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«Sur la version provençale de la relation du voyage de Raimon de Perillos au Purgatoire de Saint Patrice», Estudios dedicados a Ramón Menéndez Pidal, Madrid 1956, VI, pp. 1-19.
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«Sobre els textos llenguadocians i català del Viatge al Purgatori de sant Patrici», Medioevo romanzo, 1, 1974, pp. 44-60.
Germà Colon,
«Filiation des textes du Voyage au Purgatoire de Ramon de Perellos. Mise au point», Medioevo romanzo, 7, 1980, pp. 429-440.
Sofia Corradini Bozzi,
Ricettari medico-farmaceutici medievali nella Francia medievale, Firenze, 1997.
Ead.,
«Per l’edizione del corpus delle opere mediche in occitanico e in catalano: nuovo bilancio della tradizione manoscritta e analisi linguistica dei testi», Rivista di Studi testuali, Alessandria 2001, pp. 127-195.
Ettore Finazzi-Agrò,
«Originale provenzale o catalano? Recenti contributi allo studio del Viaggio al Purgatorio di San Patrizio», Cultura neolatina, 34, 1974, pp. 163-179.
Thomas Rymer,
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